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Articolo di un ospite
Castañeda
per Ruggero Prazio
Negli anni '80, quando leggevamo i libri di Castaneda, ci sembrava
pressochè impossibile che uno di noi, una persona normale, non un antropologo distaccato nel Messico del nord, entrasse in contatto con un Don Juan e potesse avvicinarsi al suo cammino magico. E' perciò con grande, grandissima sorpresa che sono venuto a conoscenza dell'esistenza di villaggi come il Refugio, dove è possibile accedere a queste esperienze.
Ed è con sorpresa ancora maggiore che ho scoperto che in Italia, in città relativamente piccole, i giovani fossero a conoscenza di queste cerimonie e della possibilità di parteciparvi. Mentre la mia generazione è per la maggior parte all'oscuro di quell'opportunità.
L'aspetto più importante è però che qui l'accesso a queste -diciamolo-
droghe non è finalizzato a sè stesso; si tratta di un approccio lontanissimo da quello che accade di solito nella nostra cultura, cioè comprarsi una quantità di cocaina ed andarsene via un po' di tempo per conto proprio. Qui la situazione è agli antipodi: la presenza di
uno sciamano che ci guida ed instrada significa che la finalità del viaggio non è ludica, non tende al "di-vertimento" ma al suo opposto, all'approfondimento, all'interesse. Al centro dell'attenzione e del lavoro che compiamo sulla nostra psiche.
Ci troviamo quindi davanti ad una struttura culturale che ha molti punti di contatto con la psicoanalisi; entrambe richiedono che da parte nostra venga effettuata una traversata destinata a modificare l'esistenza in maniera significativa. Finalizzata ad un miglioramento della personalità, ad una maggior consapevolezza e all'instaurarsi di un diverso rapporto con la natura ed il mondo. L'obiettivo è cioè un differente modo di vedere le cose e un differente modo si porsi nei confronti di sè stessi e degli altri.
Ruggero
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Circa Siamanismo
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